Intervista a Luisa
Morgantini*
Di
Tiziana Bartolini
pubblicata su "Noi
donne" - n. maggio 2009
"In questi dieci anni intensi credo
di essere riuscita a non farmi ‘cambiare' dall'istituzione, di non
essermi fatta assorbire, di non aver cambiato il mio linguaggio, di aver
mantenuto un costante rapporto con i movimenti attivi sui temi che da sempre mi
interessano: diritti, disarmo, solidarietà, giustizia, nonviolenza".
Luisa
Morgantini, alle soglie dei settanta anni, è alla fine della sua seconda e
ultima legislatura nel Parlamento Europeo dove, eletta come indipendente dopo
un passato nella FLM (Federazione Lavoratori Metalmeccanici) e nell'associazionismo
pacifista (è stata portavoce dell'Associazione per la pace), si è distinta per
la passione e la voglia di fare.
"Mi ha molto sorpreso e confesso mi ha fatto
piacere il fatto di essere segnalata tra i primi dieci Europarlamentari in
uno studio sul livello di attività. Io ho solo lavorato come credo sia giusto
fare, quando si è eletti".
Lei ha anche ricoperto la carica di Vice
Presidente del Parlamento Europeo. Come è riuscita ad essere nominata?
Sono i gruppi politici a designare i Vice
Presidenti ed il mio gruppo mi ha scelta; è stata particolare la quantità di
voti trasversali che ho ricevuto e anche l'aver avuto come incarico la
strategia Ue-Africa e i Diritti Umani. Non era mai successo ad un Vice
Presidente del mio gruppo politico. Il leit-motiv è stato "non la pensiamo come
te, ma riconosciamo il tuo valore". La Vicepresidenza con
incarico per l'Africa è stata una nomina importante, inaspettata. Ma ho subito
organizzato una settimana di cultura africana, per rompere gli stereotipi di
un'Africa solo devastata e devastante e mostrare invece la cultura vibrante
della sua società civile.
Di fronte a questi prestigiosi risultati
perchè rinunciare ad una nuova candidatura?
Fin dall'inizio era stato deciso che io facessi due
legislature e ritengo molto importante che ci sia una rotazione tra i
parlamentari, quindi nessuna eccezione; è ovvio che un po' mi dispiace, ma ho
69 anni, penso che sia bene lasciare quando ti dicono di restare.
Se dovesse fare un bilancio di questi dieci
anni nell'Europarlamento, quali passaggi valorizzerebbe ?
E' stato importante aver portato all'attenzione del
Parlamento Europeo, in modo molto forte e organizzato, la questione
Palestina-Israele. Nella prima legislatura ero presidente della delegazione per
le relazioni con il Consiglio legislativo palestinese e ho lavorato molto
affinché il Consiglio dell'UE se ne occupasse non solo formalmente attraverso la Commissione esteri, ma
ponendo tale questione al centro delle priorità. Con quello spirito ho
organizzato continue visite e scambi tra Bruxelles e i pacifisti israeliani e
palestinesi ed è stato significativo nel 2002 che il Parlamento Europeo abbia
assegnato il Sakharov Price alla Presidente dell'associazione Parent's Circle,
l'israeliana Nurit Peled, e allo scrittore palestinese Izzat-al- Ghazzawi. Mi
sono impegnata affinché l'Unione Europea ricoprisse un ruolo più politico, sono
state votate alcune importanti risoluzioni in cui si richiede ad Israele di
adempiere ai suoi obblighi internazionali, di smetterla con le punizioni
collettive e l'occupazione militare e allo stesso tempo si chiede anche alle
frange estreme dei Palestinesi di fermare ogni azione armata contro
la popolazione civile israeliana.
Altro passo importante è stato fare in modo che
nella Commissione Sviluppo -di cui facevo parte- si portasse avanti una
politica commerciale coerente con gli aiuti ai Paesi in Via di Sviluppo e gli
aiuti fossero slegati da ogni spesa militare; inoltre, sempre in ambito di
cooperazione allo sviluppo, le iniziative per ridurre malattie come la malaria
e tubercolosi e i progetti per vincere l'AIDS. Come Presidente della
Commissione Sviluppo ho intrapreso scelte significative nella politica
congiunta di sviluppo tra Parlamento, Commissione europea Consiglio dei
Ministri europei. Per la prima volta ho riunito i Parlamenti
nazionali europei per avere una visione coordinata e stabilito riunioni
periodiche con tutte le ONG; ho ricordato la Giornata della lotta
contro la povertà circondando tutto l'emiciclo del Parlamento Europeo con
la fascia bianca che ne è simbolo. Nel mese di giugno - ogni anno e spero
che verrà portata avanti anche quando non sarò più al PE, viene dedicata una
giornata al diritto all'istruzione per la gioventù africana, in ricordo dei due
giovani ragazzi della Guinea trovati morti nella stiva di un aereo arrivato a
Bruxelles e partito dall'Africa: in un messaggio avevano scritto "Vogliamo
studiare, vi chiediamo di aiutarci".
Nonostante questo lavoro, così impegnativo
e rigoroso, l'Europa continua ad essere lontana dal sentire della gente. Perchè
secondo lei?
Gli Europarlamentari non fanno abbastanza per far
capire quanto le politiche europee incidano nella vita quotidiana dei
cittadini, anche perchè l'Europarlamento -in alcuni ambiti - ha poteri
legislativi sempre maggiori. Non privi di responsabilità sono anche i media
che, invece di dare notizie sulle attività svolte, disinformano facendo le
classifiche dei ‘buoni e cattivi' o parlando delle presenze e degli stipendi. A
questo proposito voglio precisare che certamente è un privilegio fare l'Europarlamentare,
ma che lo stipendio netto è di 6.972 euro. Gli altri compensi sono destinati a
pagare gli assistenti, che sono bravi studiosi specialisti, indispensabili per
svolgere le attività, e che è offensivo definire ‘portaborse'. Comunque va
detto che se è vero che il Parlamento Europeo sembra lontano e anche vero che
tra i giovani l'Europa è un dato di fatto: ci si muovono liberamente, c'è
l'Erasmus.
Il suo percorso politico e umano è un
intreccio indissolubile. Dal sindacato a Bruxelles passando per il femminismo
il suo obiettivo è sempre stato la difesa dei diritti. Con una particolarità:
dialogo, mediazione. In questo modo di agire ha avuto più influenza
l'esperienza sindacale o con le donne?
Non basta essere femminista per essere trasversale
e mediare, ci sono diversi femminismi in alcuni vi è spesso una
rigidità che non lo rende accogliente. Direi che nel mio approccio ci sono
diverse componenti. Penso sia stato fondamentale il lavoro nel Sindacato, così
come è stato importante il percorso con le Donne in
Nero, movimento che ho contribuito a fondare, sulla de-costruzione della
figura del nemico e la costruzione di relazioni con le donne nei luoghi di
conflitto. Il passaggio alla cultura della non violenza, assunta come modo di
essere e di vivere nei rapporti, non è stato facile. Ha richiesto un lavoro
intenso. Poi c'è un dato caratteriale: sono naturalmente contro barriere muri e
confini, amo il mondo e mi sembra di essere ferma nei miei propositi ma
accogliente. Amo le persone e anche gli animali e anche il cielo e la terra e
l'acqua e il fuoco.....
Quali sono i suoi progetti per il futuro ?
Tornerò ad occuparmi del movimento per la
pace e dei diritti umani violati in Italia e nel mondo. Vorrei imparare
l'arabo e stare qualche mese in Palestina, poi come ho fatto durante
tutto il mandato parlamentare - sia per le persone interessate che per gli Europarlamentari
di tutti i partiti - continuerò ad organizzare viaggi di conoscenza e
solidarietà in Palestina e Israele. Ma mi dedicherò del tempo per
leggere, per scrivere, per ritrovare amiche ed amici ed accarezzare i
miei due gatti, Lulu e Paco.
* Vice Presidente del Parlamento Europeo
Luisa.morgantini@europarl.europa.eu;
www.luisamorgantini.net;