UNA STRISCIA DI FUTURO: RICONOSCERE L'ALTRO/A STORIE DI RELAZIONI TRA ISRAELIANI E PALESTINESI

"Abbiamo una malattia inguaribile: la speranza. La speranza della liberazione e dell'indipendenza. La speranza di una vita normale in cui non siamo né eroi né vittime. La speranza che i nostri figli possano andare a scuola in sicurezza. La speranza che la donna incinta partorisca un bambino vivo all'ospedale. Invece di un bambino morto davanti ad un check point militare"

Mahmoud Darwish, poeta palestinese.

 

E' così difficile mantenere la speranza quando vedi che tutto si distrugge. Il sogno per il quale migliaia e migliaia di palestinesi hanno pagato con dolore, con espropri di casa, di terra, della patria, si va facendo sempre più impossibile, spazzato via dalle responsabilità della Comunità Internazionale che non ha saputo rendere giustizia e legalità ai palestinesi, permettendo invece l'occupazione militare israeliana che dura da quarant'anni, mentre da ormai 60 anni, milioni di persone ricordano la Nakba, la catastrofe per cui circa un milione di palestinesi sono stati costretti a fuggire dalle loro case dai loro villaggi e sono diventati profughi, sparsi nei vari paesi del mondo. Ma le loro speranze sono state spazzate via anche dalle lotte interne palestinesi, lotte fratricide e folli.
E non basta dire che è così facile uccidere quando si è disperati, quando si ha fame, ma soprattutto quando, come a Gaza, dal 1993 si vive in una prigione a cielo aperto, dove ogni tanto il carceriere permette di  fare entrare qualche aiuto umanitario.
Dal 1967 oltre 750mila palestinesi sono stati arrestati dall'esercito israeliano nella West Bank e a Gaza, e questo su una popolazione di tre milioni e mezzo di abitanti.
Ad oggi sono circa 11000 i palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, tra cui 40 tra ministri e parlamentari, 1000 malati, centinaia di donne, di bambini. In soli sei giorni, nel periodo compreso fra il 24 e il 30 maggio, una trentina di palestinesi sono rimasti uccisi nelle operazioni militari israeliane condotte a Gaza e in Cisgiordania, una decina erano bambini. Oggi la conta dei morti prosegue inesorabile.
Nei Territori, inoltre, secondo un recente rapporto dell'Organizzazione  Internazionale del  Lavoro (Ilo), agenzia per l'occupazione delle Nazioni Unite, circa 260 mila persone, pari al 24 per cento della popolazione attiva, sono senza lavoro e sette famiglie su dieci, pari a 2,4 milioni di persone, vivono al di sotto della soglia di povertà. Ad oggi, il rischio rimane purtroppo la crescita di un radicalismo estremo, che ha visto gli orrori degli scontri e degli assassini, dei vandalismi nella striscia di Gaza. Maturati in una lotta per il potere tra due forze politiche, in un contesto però di negazione di diritti, nella povertà, nell'isolamento politico e dell'embargo economico. In particolare quello che sta accadendo nella Striscia di Gaza, è un fatto gravissimo e soprattutto in quanto poteva essere previsto, dunque evitato: ne siamo stati complici anche noi, Unione Europea e Comunità Internazionale, ogni volta che guardavamo inerti le ripetute violazioni della legalità da parte di Israele e assistevamo all'erosione silenziosa della speranza e delle terre fertili palestinesi con il Muro dell'apartheid, definito illegale dalla Corte Internazionale di Giustizia ma la cui costruzione continua indisturbata.

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