Questo lavoro è un’analisi dettagliata, una denuncia e un’indicazione delle azioni da portare avanti per sradicare la tragedia delle mutilazioni genitali femminili che rappresentano una violazione tremenda del corpo delle donne e dei loro diritti.
Il villaggio Deir EI Barsha si trova nell'Egitto centrale: all’epoca della Conferenza di due giorni del giugno 2003, uno dei momenti chiave della Campagna Internazionale "STOP FGM-To eradicate Female Genital Mutilation" (cfr in questo scritto alle pagg 34, 46; Gli atti concreti delle organizzazioni internazionali e sopranazionali contro le mutilazioni) promossa dalle Associazioni Donne per lo Sviluppo (Aidos) e Non c’è pace senza giustizia, con la partecipazione di studiosi, rappresentanti di governi e ONG di 28 paesi arabi e africani, insieme per discutere di leggi efficaci e fondi per contrastare l'infibulazione, in quella zona dell’Egitto il 99,6% delle donne erano mutilate e circoncise.
Indicato come modello da imitare e replicare in una zona ad altissima incidenza di casi di mutilazione genitale femminile, Deir EI Barsha rappresenta un’oasi, un "free-Fgm village", con la sua percentuale pari a zero di donne mutilate, grazie alla lunga battaglia iniziata e vinta da dodici donne: in quel contesto di estrema povertà, con condizioni sanitarie e istruzione precarie, ostaggio di tradizioni tribali e superstizione, una ragazza ha avuto il coraggio di ribellarsi alle mutilazioni sessuali e tutte le altre del villaggio l'hanno seguita. Nonostante in Egitto tali pratiche siano vietate sin dal 1996, l’incisione delle bambine in quei luoghi è accettata da tutti perché altrimenti le ragazze non riuscirebbero a trovare marito e finirebbero per essere additate dal resto della comunità. Per chi rifiuta e si ribella –come scrive l’autrice di questa tesi- “La pena da pagare è pesante: la cancellazione della donna che oppone un rifiuto dal nucleo familiare, con la conseguente perdita delle proprie radici affettive” (cfr pag 25, La percezione femminile delle pratiche mutilanti).
Un conformismo sociale, retrogrado, patriarcale e duro a morire contribuisce a propagandare ancora oggi che l'infibulazione aumenti la fertilità femminile, garantisca la purezza e la verginità delle ragazze e la fedeltà delle spose. Dove le mutilazioni vengono praticate, si pensa infatti che la donna genitalmente mutilata abbia meno stimoli e l'onore del padre prima, del marito poi siano meglio garantiti. I fatti però denunciano il contrario: l'infibulazione mette in pericolo la vita delle donne che la subiscono e le priva per sempre del piacere. Quindi, come –questo studio sottolinea chiaramente- “che alla base delle mutilazioni vi sia la posizione di predominio del maschio sulla femmina è fuori di discussione: l’intervento mortificante sulla sessualità della donna è la dimostrazione più palese dell’attendibilità di questa ipotesi” (cfr Cap 5. Origini delle mutilazioni dei genitali femminili, pag 18). E così ancora una volta è possibile spiegare questa forma terribile di schiavitù violenta femminile in una ben nota chiave di volontà di dominio.
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