CARISSIMO MICHEL SABBAH…

“Carissimo Michel Sabbah,
non oso pensare che Lei non sarà più il Patriarca Latino della Palestina.


Certamente Lei non sa con quanto rispetto e amore la porto nel mio cuore e nella mia mente. Quante volte le sue parole, essenziali, semplici, vere mi hanno infuso coraggio e ridato speranza. Quando insieme a tanti, cristiani, musulmani, ebrei abbiamo marciato insieme per il diritto alla preghiera e di recarsi da Betlemme a Gerusalemme, e trovavamo i soldati israeliani che ci impedivano di passare: Lei era con noi, a dire forte il diritto alla libertà per il popolo palestinese.
Anche Lei come la Pira, costruttore di pace, non ha atteso, ha agito subito là dove operava.
Condivido la sua analisi ed anch’ io non finirò mai di ripeterlo: l'occupazione militare israeliana è la “radice del problema”. Da più di un secolo è iniziato il conflitto, da ormai 60 anni i palestinesi sono stati spossessati delle loro case, città, terre e si sono sparsi, profughi nei diversi paesi dell’area; da 40 anni vivono sotto un’occupazione militare brutale, intere generazioni che non hanno vissuto un momento di libertà, di indipendenza. Non c’è palestinese, uomo, donna, bambino, anziano, giovane che non abbia vissuto l’umiliazione del tallone di ferro dell’occupazione militare. Non c’ è famiglia che in questi 40 anni non abbia avuto un prigioniero politico: quante migliaia di adolescenti sono cresciuti in carcere e quanti torturati. Anche gli ulivi soffrono in Palestina, sradicati, per far posto ad un Muro che divide palestinesi da palestinesi che sottrae acqua e terra fertile ai villaggi e alle città, un muro che sancisce l’apartheid, e le case continuano ad essere demolite o bombardate. Punizioni collettive inflitte a tutta una comunità. E tutto ciò senza che la Comunità Internazionale sappia dire basta: l’occupazione militare uccide tutti e tutte e fa uno sterminio della legalità internazionale.
E’ vero, Lei ha ragione, la Comunità Internazionale deve saper trovare saggezza e coraggio. La verità bruciante purtroppo è che invece finora non ha mostrato né saggezza né coraggio ed è indubbiamente responsabile del perdurare dell’ingiustizia subita dal popolo palestinese e della violenza che non pare avere fine. In questi ultimi anni abbiamo visto la Palestina cambiare, le speranze della pace tra partner che riconoscono a ciascuno il diritto ad uno stato libero e sovrano, ha lasciato il posto alla disperazione della quotidianità della violazione degli accordi di Oslo, alla mancanza di libertà di movimento, alla crescita degli insediamenti, alla confisca delle terre, dei pozzi d’acqua. La risposta militare all’occupazione o gli attacchi suicidi contro la popolazione civile israeliana hanno segnato la deriva dell’Intifadah e la crescita del fondamentalismo. Sempre di più si vuol far credere che il conflitto palestinese-israeliano sia un conflitto religioso, che lo scontro è tra musulmani ed ebrei, oscurando la verità del popolo palestinese fatto di cristiani, musulmani, samaritani, e si vuol far pensare che sia l’odio a rendere il conflitto sanguinoso ed infinito, mentre la verità è semplice: alla radice vi è l’occupazione militare e l’espansione coloniale. Tutto ciò produce morte, paura, umiliazione per i palestinesi e insicurezza per Israele e per tutti.
Ma la pace è ancora possibile, ogni giorno in Palestina e Israele ci sono esperienze che ci parlano di speranza e giustizia: a Bil'in, dove il muro sottrae il 60% delle terra e palestinesi, israeliani e internazionali da più di due anni conducono una lotta non violenta, il Parent's Circle, oltre 500 famiglie israeliane e palestinesi che hanno perso i propri cari nel conflitto e ostinatamente gridano al mondo: "no a vendetta e occupazione, sì a dialogo e a diritti per tutti"; o i Combattenti per la Pace, ex soldati israeliani e ex militanti e prigionieri politici palestinesi che celebrano insieme un fondamentale addio alle armi. Queste strisce di speranza dobbiamo farle diventare fiumi e torrenti, capaci di incidere sulle politiche dei potenti.
La responsabilità di guerre e di ingiustizie è tutta umana e questi sono tempi oscuri, dove invece del disarmo crescono gli armamenti e i paesi che predicano pace e democrazia usano due pesi e due misure.
Eppure ostinatamente continuo a credere che la pace e la riconciliazione siano possibili e necessario sia operare con tutti i costruttori di pace.
Grazie Patriarca.
Luisa Morgantini, Vice Presidente del Parlamento Europeo
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