Ciao, sono appena tornata dal Cile. Vi è stato un incontro tra il Parlamento latino americano e il Parlamento europeo, si è discusso di Plan Colombia, democrazia e informazione, lotta alla droga e criminalità organizzata, i rischi sociali della globalizzazione, Europa, Stati Uniti, ecc. Insomma discussioni intense, molta demagogia, ma anche denunce precise sui disastri sociali della globalizzazione. Era da tempo che non tornavo in America Latina, per la verità dal 1990, dalla sconfitta del governo sandinista in Nicaragua. Dopo la tragedia del Cile, il Nicaragua ci aveva ridato speranza, per dieci anni insieme a centinaia di italiane e italiani abbiamo costruito solidarietà, organizzato navi, campi di lavoro per il progetto politico del Nicaragua. La sconfitta del ’90 ha segnato un’altra pagina di storia triste. Non ci sono più tornata perché la Palestina è diventata centrale nella mia vita. Essere in Cile mi ha riaperto vecchie ferite, squarci di memoria e di dolore. Sono andata al cimitero di Santiago, volevo rendere omaggio a Salvador Allende, non sapevo che mi sarei imbattuta in una enorme stele con i nomi di tutte le persone che sono state uccise nel periodo del golpe e negli anni successivi. A terra, tra le rocce, vi erano alcune fotografie messe da poco, alcuni fiori freschi, erano le foto di alcuni desaparecidos, i cui corpi sono stati ritrovati da alcune settimane. Ho pensato a quegli anni in Italia, alla mia casa a Milano piena di profughi cileni. A quelli che sono riusciti a tornare, a quelli che invece sono rimasti qui, alla loro fatica, a quello che hanno ancora dentro. Ho incontrato dei ‘sopravvissuti’, in particolare un uomo che ha più di settant’anni, Edgardo, che sorridendo mi racconta del carcere e delle torture e di come sia riuscito a scappare da una finestra, di come suo figlio non ce l’abbia fatta… Sono grati al giudice spagnolo Garzon, dicono che l’intontimento sta passando, che non si può rimuovere ogni cosa. Troppe sono le famiglie che stanno ancora aspettando di sapere che fine hanno fatto i loro cari. Mi chiedono di parlarne al Parlamento europeo, di organizzare una loro visita nella fase in cui il Parlamento discuterà dell’accordo di relazioni con il Cile. Io sorrido a Edgardo, lo abbraccio, mi dice di tornare, che la sua casa a Valparaiso mi aspetta. Io sono disperata, penso a quanto ci sia da fare, alle carceri turche, ai curdi, all’ingiustizia che soffrono i palestinesi, agli Stati Uniti che mettono i Tanzim tra i terroristi e fanno gli elogi di Sharon. Torno in Italia, sull’aereo vedo un film di cui non so il titolo, so però che se ne è parlato, ricordavo la storia, si tratta di Billy Elliot, ragazzino inglese con famiglia che lavora nelle miniere, il periodo è lo sciopero dei minatori in Inghilterra, riesce a farcela, diventa ballerino. Ho pianto per tutto il film, troppe cose della mia, della nostra vita, il sindacato, gli scioperi, le lotte, la voglia di libertà, la famiglia, la mamma morta… insomma, il mio vicino, a un certo punto, mi scuote: “deve essere la stanchezza, troppe ore di viaggio”, mi dice. io non posso dirgli che sì, forse è stanchezza, che ho voglia di chiudere le ali, non posso raccontargli che in quei giorni mi è apparsa alla memoria la mia storia personale ma soprattutto quella collettiva di sconfitte, di atrocità, ma anche di dedizione e di vite vissute, come dice la scritta sulla stele al cimitero di Santiago: con tutto l’amore della terra, delle acque, delle rocce, delle montagne… Perdonate lo sbrago, ma vi voglio bene e siete un pezzo della mia vita. E lunedì torno a Bruxelles, ci saranno anche Micaela, Giannina, Odilla, Patrizia, Lalla, Maria, Elettra, Nancy, Serena, Marisa, Stefania, Chiara, lavoreremo insieme per prepare la mostra Vita quotidiana in Palestina, sono foto fatte da Odilla Dal Santo, Patrizia Viglino, Nancy Motta nel progetto ‘Io donna vado in palestina’ e poi quelle di Tano D’Amico che Film-Fiom-Uilm hanno acquistato per il progetto di solidarietà con i sindacati palestinesi. Il 2 maggio alle 18.30 faremo l’inaugurazione e presenteremo i due progetti, così ci raggiungeranno anche Alessandra, Patrizia e Toni per i sindacati italiani, e poi ci saranno i rappresentanti di quelli francesi e spagnoli, anche loro partecipi del progetto di solidarietà con il sindacato palestinese. Ma il primo maggio, festa del lavoro, noi donne in nero e non solo, se lunedì avremo lavorato bene per la preparazione della mostra, ci siamo ripromesse di andarcene a spasso per Bruges. Non male, vi penseremo. Un grande abbraccio. Luisa Morgantini
(Lettera alle donne in nero)