1.04 - Qui Blix si ferma

Eccole le Nazioni Unite, freddo polare a New York, mi piace, rinfresca le vene. Non sono molto contenti i ventuno parlamentari europei di undici Paesi appartenenti a quattro gruppi politici (Sinistra unitaria, Verdi, Socialisti, Europa delle diversità), costretti ad attendere per più di un’ora, fuori dalla porta, il benedetto pass per avere via libera nel mondo della tanto invocata rappresentanza della comunità internazionale. Siamo qui per capire, ascoltare, ma soprattutto per portare il nostro appello, l’appello della ‘vecchia Europa’ per un no alla guerra. Lo porteremo all’Onu, ai movimenti pacifisti e ai parlamentari che hanno avuto il coraggio di dire no al governo Usa, ai familiari delle vittime di Ground Zero e a chi in questo Paese vorrà ascoltarci. Incontriamo Hans Blix, l’ispettore, siamo tutti tesi, dopotutto anche se sappiamo che non ha mandato politico, le sue parole pesano come montagne e possono dare una illegittima legittimità alla guerra dichiarata di Bush. È solido Blix, resisterà? Le pressioni sono enormi, le mancate collaborazioni non solo da parte del regime iracheno ma da chi dovrebbe, secondo la risoluzione 1441, fornire prove e mettere a disposizione strumenti non sono da meno, per esempio, guarda guarda, da parte degli Usa. Blix ha parlato con noi martedì sera, prima della dichiarazione di Russia, Francia e Cina, anticipando contenuti che ha poi confermato ieri. Le cose che ci ha detto sono per noi un toccasana, ma venerdì lo saranno per chi la guerra la vuole ad ogni costo? L’ispettore comincia citando se stesso: “Non ci sono pistole fumanti”. E continua con un lungo racconto sulla propria attività e sulla propria missione, che riteniamo opportuno riportare qui nella sua interezza: “Da parte delle autorità irachene abbiamo avuto totale appoggio logistico, nei siti che, senza preavviso, abbiamo visitato, tranne una piccola eccezione non abbiamo subito nessun ritardo. Tra noi e l’Unscom vi sono differenze significative, noi siamo totalmente sotto l’egida dell’Onu, a partire dai nostri stipendi che invece per l’Unscom erano pagati dai Paesi di appartenenza. Non siamo gente dell’intelligence, ma scienziati ed esperti nelle materie concernenti le armi chimiche e batteriologiche. Il nostro modo di lavorare è più intenso e veloce”. “Si è in un momento estremamente critico e sotto la minaccia della guerra, gli ispettori dell’Unscom passavano giorni e giorni seduti in attesa. Noi usiamo tutti gli strumenti che abbiamo, dagli elicotteri ai Mirage, ai voli degli U2, alle foto satellitari, e adesso la proposta russa di metterci a disposizione gli Antonov con speciali raggi infrarossi. Insomma con ottanta milioni di dollari, stiamo facendo un buon lavoro per il disarmo, soprattutto se paragonato ai cento miliardi di dollari dispiegati nel Golfo per la guerra. Abbiamo scelto le persone, abbiamo scelto di bilanciare nazionalità e genere, vi sono parecchie donne ispettrici. Prima di partire per l’Iraq abbiamo tenuto dei training molto utili. Non vogliamo umiliare l’Iraq, vogliamo condurre delle ricerche sulla possibilità della presenza di armi batteriologiche o di piani per il loro sviluppo. La risoluzione 1441 non chiede, come erroneamente anche alcuni governi a sostegno della guerra dicono, il disarmo immediato dell’Iraq. Per disarmare ci vogliono dei tempi, non si fa in un attimo, la 1441 chiede l’immediata cooperazione da parte dell’autorità irachena. Bisogna dare atto che mentre da un punto di vista logistico questa cooperazione è stata immediata e fruttuosa, non altrettanto lo è stata dal punto di vista sostanziale. Non si tratta tanto dei missili, costruiti per un raggio più ampio di quanto permesso dalle Nazioni Unite (che però non ci sono stati nascosti e oggi si stanno distruggendo con un atto concreto di disarmo) si tratta soprattutto di armi chimiche che si dice siano state distrutte fin dal 1991, pur non essendoci documenti a provarlo. Su questo le perplessità sono notevoli. Se non ci sono documenti ci saranno pure uomini che hanno lavorato alla distruzione e dovranno pure esserci le quantità, così come ci sono stati consegnati i documenti dei trasporti del materiale. Ci è stato detto che vi erano 8.500 litri e sono stati sotterrati e distrutti, ora si sono offerti di scavare nei luoghi dove si presume siano stati interrati, ma sono passati molti anni, antrace e altre sostanze saranno difficilmente quantificabili. Se fino al 1998 l’Unscom ha comunque controllato e distrutto fabbriche e sostanze batteriologiche, resta un vuoto su cosa l’Iraq abbia potuto fare dalla fine della presenza Unscom fino al nostro arrivo. Adesso stanno scavando e questo è un passo importante”. “La cooperazione oggi c’è ed è solerte; non è stato sempre cosi, ma oggi lo è. Ciò che abbiamo chiesto è stato ottenuto, dagli U2 alla operazione di distruzione dei missili, all’accettazione del controllo e interrogatori di scienziati coinvolti nelle ricerche. Ci rendiamo conto della difficoltà e dei problemi per le persone coinvolte; non volevano essere sentiti se non alla presenza delle autorità irachene o senza che la loro conversazione fosse registrata. Anche su questo abbiamo fatto dei passi avanti, abbiamo potuto ascoltare alcuni scienziati in libertà. La risoluzione Onu prevede che possiamo interrogare all’estero gli scienziati, finora però non ne abbiamo fatto uso, comprendiamo le difficoltà dei singoli e anche delle famiglie. Anche su questo abbiamo fatto dei passi avanti e il fatto che gli iracheni non ci chiamino spie è da considerare positivo. Non c’è dubbio però che questa solerte cooperazione è stata il frutto della minaccia militare alle porte dell’Iraq, prima di allora i nostri dialoghi erano stati abbastanza infruttuosi. Il nostro lavoro oggi sta ottenendo risultati, non ho chiesto più tempo anche se sarebbe il benvenuto e viste le condizioni non si tratterebbe di anni, neppure di settimane, ma di qualche mese; le due commissioni formate dall’Iraq sono composte da un team di grossi intellettuali, e da parte nostra vi sono scienziati, il confronto è alla pari, non si possono raccontare troppe bugie”. Qui Blix si ferma. Tutt’intorno, a New York, si dice che “il treno è partito”, non saranno gli ispettori a fermarlo. Cosa succederà al Consiglio di sicurezza? Il rappresentante inglese che abbiamo incontrato si è detto certo che passerà la risoluzione presentata, ma l’ambasciatore francese ci ha detto che la Francia si opporrà. Mentre Kofi Annan, al quale ho consegnato la bandiera della pace, ci diceva: “La guerra è una catastrofe umanitaria, la carta delle Nazioni Unite dice ‘noi popoli’, bisogna tenerne conto”.

(Il Manifesto, 6 marzo 2003)