1.03 - Contro l’embargo all’Iraq

In questi giorni in un’aula del Parlamento europeo abbiamo visto un documentario di straordinaria forza che metteva in luce le tragiche conseguenze dell’embargo all’Iraq. La popolazione civile, donne, uomini, bambini, muoiono a causa dell’embargo. Non ripeto cifre che tutti conosciamo. Quale contraddizione, quale tragedia. I paesi occidentali, ricchi e potenti, in nome della difesa dei diritti umani, uccidono e affamano i popoli. Mentre era in atto la guerra della Nato in Jugoslavia, e tutti eravamo coinvolti in quella tragedia, altre bombe cadevano in Iraq, facendo vittime nella popolazione civile. Bisogna dire la verità: gli interessi economici e geopolitici degli Stati Uniti prevalgono sulle ragioni e le sofferenze dei popoli. Noi oggi voteremo una mozione di tutti i gruppi politici che chiede con urgenza di mettere fine all’embargo contro l’Iraq. Dobbiamo subito agire di conseguenza e dare concretezza a questa mozione. Bisogna inoltre controllare e smantellare le armi nucleari e chimiche ovunque. Del resto sappiamo in realtà dai rapporti dell’Onu che lo smantellamento in Iraq è avvenuto. Ma altrove non è così: anche Israele dispone di armi nucleari e l’Ue al vertice con l’Africa, non ha ritenuto opportuno seguire una raccomandazione del presidente egiziano Mubarak per un Medio Oriente libero dal nucleare. Nel breve tempo che mi rimane vorrei rendere omaggio a Dennis Halliday, responsabile di Oil for Food che, in un mondo di ipocriti e carrieristi, ha osato ribellarsi dimettendosi dal proprio lavoro per non essere complice di una politica che distrugge un popolo e rade al suolo città millenarie. Saddam Hussein è certamente responsabile e colpevole, in primo luogo di aver invaso il Kuwait e di non essere democratico. Ma quanta responsabilità e colpevolezza c’è da parte della comunità internazionale nel continuare in una politica che fa morire di fame e malattie migliaia di bambini e di anziani? Mi auguro che la fine dell’embargo all’Iraq sia la fine di una politica di tutti gli embarghi e che si aiuti il popolo iracheno ad essere esso stesso artefice della propria libertà e democrazia

(Intervento nella sessione plenaria del Parlamento europeo, 12 aprile 2000)