In questi giorni in un’aula del Parlamento europeo abbiamo visto un documentario di straordinaria forza che metteva in luce le tragiche conseguenze dell’embargo all’Iraq. La popolazione civile, donne, uomini, bambini, muoiono a causa dell’embargo. Non ripeto cifre che tutti conosciamo. Quale contraddizione, quale tragedia. I paesi occidentali, ricchi e potenti, in nome della difesa dei diritti umani, uccidono e affamano i popoli. Mentre era in atto la guerra della Nato in Jugoslavia, e tutti eravamo coinvolti in quella tragedia, altre bombe cadevano in Iraq, facendo vittime nella popolazione civile. Bisogna dire la verità: gli interessi economici e geopolitici degli Stati Uniti prevalgono sulle ragioni e le sofferenze dei popoli. Noi oggi voteremo una mozione di tutti i gruppi politici che chiede con urgenza di mettere fine all’embargo contro l’Iraq. Dobbiamo subito agire di conseguenza e dare concretezza a questa mozione. Bisogna inoltre controllare e smantellare le armi nucleari e chimiche ovunque. Del resto sappiamo in realtà dai rapporti dell’Onu che lo smantellamento in Iraq è avvenuto. Ma altrove non è così: anche Israele dispone di armi nucleari e l’Ue al vertice con l’Africa, non ha ritenuto opportuno seguire una raccomandazione del presidente egiziano Mubarak per un Medio Oriente libero dal nucleare. Nel breve tempo che mi rimane vorrei rendere omaggio a Dennis Halliday, responsabile di Oil for Food che, in un mondo di ipocriti e carrieristi, ha osato ribellarsi dimettendosi dal proprio lavoro per non essere complice di una politica che distrugge un popolo e rade al suolo città millenarie. Saddam Hussein è certamente responsabile e colpevole, in primo luogo di aver invaso il Kuwait e di non essere democratico. Ma quanta responsabilità e colpevolezza c’è da parte della comunità internazionale nel continuare in una politica che fa morire di fame e malattie migliaia di bambini e di anziani? Mi auguro che la fine dell’embargo all’Iraq sia la fine di una politica di tutti gli embarghi e che si aiuti il popolo iracheno ad essere esso stesso artefice della propria libertà e democrazia
(Intervento nella sessione plenaria del Parlamento europeo, 12 aprile 2000)